2. Los tres maricones deprimidos al matrimonio Rom

Una telefonata improvvisa di Marino ( il muratore trevigiano nostro amico che ha costruito con noi la casa della rondinella e che ha sposato una donna Rom) rompe improvvisamente questa cappa grigia agostana; vogliamo venire vicino a treviso dal 18 al 20 agosto per fotografare e riprendere il matrimonio Rom tra un suo parente acquisito nel campo nomadi? E' un'occasione più unica che rara, sono 8 anni che i Rom kalderasha non fanno più un matrimonio di tre giorni come tradizione comanda, un pò alla "gatto nero,gatto bianco" se avete visto il film di Kusturica. Potevamo, da buoni fotografi nomadi, dire di no? Chiaramente piantiamo baracca e burattini ed in 24 ore eccoci di nuovo riuniti per partire alla ventura, armati di macchine fotografiche,rullini,videocamera e batterie. Si unisce a noi maricones anche la kapò Patrizia, non dico niente ma il mio sesto senso prevede nubifragi emotivi a questo proposito. Arriviamo la sera del 17 sul Montello a casa di S. che sarà la nostra base visto che non ci pare il caso di dormire da Marino, che fa il muratore ma vive in un container. A casa di S. c'è un delizioso cane che abbaia ininterrottamente di notte e svicola di giorno quando cerco di assassinarlo. Pochi giorni prima la casa è stata visitata dalla forestale che ha sbarbato 70 piante rigogliose di marja; si vede che anche qui non hanno un cazzo da fare. Alle sei di mattina comunque non mi sveglia nè il cane nè il russare di Cristian, ma il salmodiare insulti irripetibili di Patrizia verso Sandro; niente di nuovo tutto sommato, anche questo è amore, solo che dopo 15 anni è un copione un pò logoro per noi spettatori. Abbiamo appuntamento con Marino a Santandrà, un ameno paesino alle porte di Treviso che realizzato il fatto di avere un matrimonio Rom in un prato alla sua periferia sprangherà tutti i bar e mobiliterà polizia e vigili urbani, mancano giusto le camice verdi padane in questo lembo di Veneto pieno di centri commerciali, bianchi malaticci, alticci, leghisti,razzisti e nazisti, con uno dei più bassi numeri di biblioteche e frequenze scolastiche; pure semianalfabeti,ma pieni di schei. Mi raccontano mentre aspettiamo Marino come il cane precedente a casa di S. sia stato ucciso a fucilate da un vicino a cui aveva mangiato un paio di galline; non c'è che dire, son tipi tranquilli, non a caso il titolo del Gazzettino stamani dice- paura di rapine, 450 trevigiani hanno il porto d'armi - . Oltretutto scoperto che non ci sono cassonetti per la spazzatura Sandro ha depositato un bustone in un piccolo contenitore fuori da una casa; non lo sa, ma ha rischiato la vita, qui la spazzatura è personale e viene pesata e pagata a parte. Arriva Marino con suo cognato al volante di una porsche carrera decappottabile, ti pareva, è come a Granada, non siamo noi a doverci guardare da zingari e scippatori ma il contrario. Il campo affittato per la cerimonia è di circa 4 ettari ;(il proprietario è un simpatico indigeno amico di bevute di Marino, più largo che lungo e con soli due denti ai lati della bocca) come fossero porte di calcio ad un lato c'è montato un gigantesco gazebo ornato di fiori e piante, persino due grossi ulivi dentro vasi giganteschi, dove sono i parenti della sposa,vengono per lo più da Reggio Emilia, dall'altro uno più piccolo con la parte dello sposo, veneta in maggioranza, anche se tutti i kalderasha sono originari di Fiume e dell'Istria,Slovenia e Croazia, ma ormai questi son cittadini italiani da 50 anni circa. Tutto intorno al perimetro una ottantina di camper e molte auto, mercedes per lo più ma anche punto e persino la nostra(la mia non quella del meccanico, dopo il trapianto di motore) per un totale di circa 800 persone. Veniamo presentati da Marino ai genitori dello sposo, vent'anni lui e diciassette la sposa, ci istruiscono sulla cerimonia e su come limitare il numero delle foto, perchè tutti le chiederanno, ma loro pagano solo quelle ufficiali. In effetti nei tre giorni della cerimonia non vediamo neppure una macchina fotografica o video, è ancora come quando ho girato i campi nomadi dieci anni fa, per i rom devono essere cose disdicevoli evidentemente, come per noi fare i macellai. In compenso notiamo un sacco di belle donne. Il problema è che quelle dai venti anni in su sono sposate, portano per distinguersi un fiocco colorato tra i capelli, le altre meglio lasciar perdere, morire accoltellati non è molto piacevole in ogni caso. Portano tutte la gonna lunga sino ai piedi, hanno bellissimi monili d'oro, occhi incredibili dopo secoli di mescolanze, lo sguardo a metà tra il malizioso ed il fanciullesco, in ogni caso allegro, e quando ballano si divertono veramente.Sono perennemente in azione, sia pure con ritmi molto umani, dietro alla preparazione del cibo o delle tavole, le più piccole guardano i bambini più piccoli ancora. Gli uomini hanno come tratto distintivo la pancia da bevitori di birra; alcuni sono dei veri e propri orsi tendenti all'obeso, pieni anch'essi di anelli,catene,orologi e bracciali d'oro, nessuno porta la barba, in genere non fanno un granchè se non bere e offrirti da bere birra, bottigliette da 0,33 con cui brindano dopo aver versato il primo sorso o per terra o nelle bacinelle colme di ghiaccio e acqua ove le birre si raffreddano. Dopo tre giorni ne saranno consumate 9000 più 14 maiali allo spiedo e quintali di altre vettovaglie. E' inutile dire che rimaniamo affascinati dall'atmosfera, dalla gente, dai bambini che saltano da tutte le parti come grilli, dal racconto che ci fanno man mano di come si svolgerà la cerimonia. Ci dicono che verso l'una si mangia e poi che alle tre inizia il lavoro fotografico; in realtà tra musiche balli e birre ci mettiamo a tavola alle 4 e mezza, poi alle 5 comincia lo speaker ad urlare - dov'è l'amico fotografo? fotografo! Tu mettiti lì fotografo e quando te lo dico io scatta! - Sandro rimane così incastrato per tre ore, non ha mai lavorato così tanto in vita sua, Cristian riprende tutto terrorizzato dal padre della sposa (un incrocio tra un mafioso arabo ed un pazzo che beve ininterrottamente birra) che ogni 5 minuti lo fulmina con occhiatacce e battute del tipo - tu riprendi tutto! non voglio ripetere due volte, che se non viene più che bene io ti spiezzo in due! - poi però si gira verso di me col sorrisetto e mi fa l'occhiolino. In pratica ogni nucleo familiare viene presentato agli sposi che offrono un mazzolino di fiori, gli invitati devono ballare davanti a loro ed agitare una bandiera rossa ornata di fiori simbolo della festa. Il problema è che lo fanno con un bel pezzo di turbofolk serbo di Bodi Gutzsi, quando finisce lo rimettono da capo, è un tormentone, dopo una settimana l'ho sempre nelle orecchie. Ci accorgiamo che la nostra previsione di pellicole è ridicolmente inferiore alla realtà: ne avevamo portate 15,finiremo col farne 55, quasi 2000 scatti e 10 ore di registrazioni video. Per fortuna c'è un ipermercato ad un km, Marino mi manda con una sua bella cugina rom a comperarle, ma accertato che ha appena rotto un fidanzato e ricevuto 200 milioni di indennizzo preferisco in seguito andarci da solo. E' estraniante passare dal campo e dalla festa ad un centro commerciale enorme, con svincoli,rotonde,parcheggi e voci metalliche, persino le commesse mi sembrano finte ed asettiche, forse sono dei cybor replicanti oleogrammi delle casse computerizzate, in ogni caso con tutti i loro difetti preferisco i rom, almeno sono vivi, invece i clienti del centro sembrano bianchicci zombi sul procinto di prendere una motosega e farti a pezzi, mi guardano male, mi sa che mi hanno preso per uno zingaro, arrivo ad una cassa mentre la commessa chiama la sorveglianza per una banconata che una incauta casalinga ha spiegazzato un pò troppo; quando tocca a me c'è un calo di tensione si accendono e spengono le luci e scattano allarmi, guardo con un sorrisetto l'allibita cybor commessa e gli dico che sono io che faccio corto circuito, di non preoccuparsi. Me ne vo rapidamente prima che chiami magari i vigilantes, sognando una bomba ad implosione termica che ridia spazio ai verdi prati. Al campo capiamo ben presto che gli orari sono un optional, più che altro si beve e si balla, mangiare capita all'improvviso, senza regola, tra un continuo girare di pentoloni di gulasch, peperoni ripieni di carne piccanti, spezzatino con piselli,grigliate di carne, patate, pomodori. La moglie di Marino, Natasha, con la bimba di un anno Nicole, che si preoccupa di riempirci i piatti a dismisura, gli uomini che passano e ci stappano con le forchette birre su birre, un tipo incontra Sandro e gli dice - fotografo! vieni a bere una birra con me se no ti ammazzo! - il padre della sposa che dice a Cristian di avere altre 4 figlie da maritare, Cristian che ci dice di non lasciare indirizzi o telefoni, si immagina già prigioniero della famiglia o spezzettato e messo a bollire nei pentoloni. La kapò continua ad avere le palle girate, dopo aver cercato una improbabile sponda femminista tra le donne Rom, inizia ad annoiarsi ed innervosirsi sempre più verso Sandro, finchè senza motivo apparente gli tirerà addosso una macchina fotografica e sparirà a piedi. Tiriamo tutti un sospiro di sollievo, non si era resa conto di dove eravamo ospiti, rischiamo la pelle se non lavoriamo bene, a loro delle sue baruffe amorose con Sandro non frega nulla, ma se pensano che li piantiamo a metà lavoro siamo finiti. Con Cristian facciamo il toto-patrizia ; 1 ritorna alla rondinella il giorno stesso, X entro tre giorni, 2 dopo la festa. ( ha vinto l' X , Sandro sperava nel 2, io che ci facessero del gulasch). Ci facciamo anche noi una bella foto ricordo accanto al camion frigo con cui Marino instancabile continua a scaricare casse di birra e blocchi di ghiaccio; sulla fiancata ci sono dipinti alcuni rosei porcelli con la scritta- maiali per caso salami per scelta-. Il secondo giorno è dedicato alle foto agli sposi in un parco di Treviso con codazzo di giovani amiche e amici ( uno mi dirà che al suo matrimonio anni prima a Roma erano in 1500) su mercedes rombanti e incuranti di semafori e divieti d'accesso. Al termine tornati al campo ci richiamano; dobbiamo andare a fare due foto alla nonna dello sposo che è agli arresti domiciliari lì vicino. Gli sposini partono da soli come razzi sulla porsche del cognato di Marino, riusciamo in qualche modo a seguirli mentre al nostro passaggio la gente in bici finisce nei campi e ci lancia maledizioni in ostrogoto. Arriviamo in un bel giardino, c'è una casa in costruzione abbandonata, un container su 4 pali di ferro, un camper sotto una rete antigrandine ed infine una baita di legno con le guglie di tipo ungherese. Di qui esce una signora bionda e imponente agghindata d'ori per fare le foto con gli sposini rombanti. E' la stessa signora che evaderà una mezzoretta l'ultimo giorno per essere presente alla fase finale del matrimonio, suscitando una ovazione tra i presenti ed un ballo generale sulle musiche di Kusturica. Sono speciali le nonne gitane. Parlando con un capofamiglia questi mi spiega con chi i kalderasha sono in buoni rapporti e con chi no. Gagè (stranieri, cioè noi) a parte, non se la dicono molto con i Sinti, i giostrai in genere, che accusano di aver trascurato le tradizioni e di avere donne troppo discinte. Sono in buoni rapporti con slavi ex yugoslavi e spagnoli, pessimi con i romeni che considerano poco meno che feccia, dicono che invadono i loro campi, che son troppo disperati e violenti, che rovinano l'immagine anche a loro. Evidentemente anche per i Rom c'è qualcuno più a sud. Poi mi dice d'improvviso che presto sarà agli sgoccioli anche il loro mondo, venti anni, forse meno, nascono sempre meno figli, i giovani sono diversi, matrimoni così anche in Albania o Macedonia ce ne sono sempre meno, la rete del clan che deve sopperire a tutto e a tutti è sempre meno estesa. Il mondo cambia troppo velocemente conclude, hai visto anche nel nostro paese d'origine, in India? Sta cambiando tutto, io guardo i documentari di rai tre sai. Ma intanto la festa continua, continuano ad arrivare camper, delegazioni di altri clan lontani in visita, come un nonnetto albanese vestito con un impeccabile blazer azzurro ed un cappello texano bianco in testa, o come un boss bosniaco gigantesco con due guardaspalle più alti di lui, eppure quando balla davanti agli sposi è veloce e leggero come una farfalla, come tutti del resto. Lo speaker che nella vita deve senz'altro fare l'imbonitore ai mercati, continua senza sosta a parlare nel microfono, come tutti in romanò, la lingua dei Rom che è un cacciucco linguistico con forti influenze slave, da ultimo distinguiamo termini e discorsi, tranne Cristian impegnato a scappare dal padre che lo vuole spiezzare in due. Arriva all'improvviso sul prato per la gioia di grandi e piccini un ferrari decappottato enorme con dentro un piccoletto con due baffoni a manubrio. Ci dicono che è un noto truffatore internazionale, ama fare lo sbruffone, tirando ed esebendo mazzetti di banconote. Qui Sandro perde l'occasione dell'anno. Infatti mentre sta fotografando il piccoletto gli sfila di tasca il portafoglio, ed alle sue rimostranze gli dice che gli sta controllando i documenti; se è un poliziotto ha finito di vivere. Poi si accorge che il portafoglio è vuoto, e dopo aver detto a Sandro che non è da uomini girare senza un cent cerca di ficcargli in mano due banconote da 500 euro, ma quel maricon di Sandro ingaggia quasi una collutazione per respingerle. Maricon deprimido y disgraziato! Ha fatto bene la kapò a romperti un obbiettivo sul groppone! Inutilmente alla cerimonia finale lo fotograferemo continuamente sperando ci tiri qualche banconota, macchè, non ci degna nemmeno di un insulto. L'ultimo atto del matrimonio al terzo giorno prevede un altro massacro di foto. Infatti dal gazebo dello sposo parte il corteo danzante sulle musiche di Kusturica sparate altissime, portano altri regali ,sventolano la bandiera, hanno al collo mazzi di cravatte che saranno donate in cambio dei doni in moneta, alcuni hanno le fasce come i pellerossa, le donne ballano come pazze tra il tintinnio di collane ed orecchini d'oro, invadiamo il gazebo della sposa tra altre musiche ancora più forti altre danze,lo speaker che urla i nomi di tutte le famiglie( le conosce tutte e le chiama tutte in ordine a memoria, è un mostro!) la nonna evasa dagli arresti domiciliari, è una esplosione totale di colori suoni e urli e sorrisi. L'ultimo rito è la trattativa ultima tra i mediatori dello sposo ed il padre della sposa, il finto litigio, il padre che ordina altre danze ed altri regali, un pò come si fa da noi con i maggerini prima di aprire la porta del podere, poi, infine, i mediatori dicono che in questo prato hanno avvistato una bella pecorella, e che il loro montone (lo sposo) tanto la desidererebbe. Viene passato il microfono ad alcune donne dalla parte della sposa, belano, e tutti ridono e dicono che non è quella la voce della pecorella che ha stregato il montone, finchè il microfono passa alla sposa ed allora mentre tutti urlano di sì, questa con strascico e tutto viene issata da padre e parenti scavalca il tavolo viene presa dallo sposo e riesplode mentre lei piange commossa la sarabanda. Il seguito sono ore in cui ogni famiglia invitata si fa tra musiche e discorsi la foto di gruppo con gli sposi ricevendo da questi delle cravatte, poi, prima di ritirarsi, il capofamiglia tira fuori le banconote che vengono contate pubblicamente tra gli applausi di approvazione dallo speaker, e poste dentro un grande pane circolare svuotato dalla mollica. Per la cronaca il piccoletto della ferrari ha donato 2500 euro, uno zio della sposa 3000 più tre carte di credito (sì, cambiano i tempi, sono moderni ormai anche loro e al posto dell'orchestra un impianto stereo e un mixer) e un kg di collane d'oro, ma c'è anche chi arriva a malapena a 200 euro, e in ogni caso le spese di una festa così son molte, bidoni a parte, ma noi speriamo di non rientrare in questa ultima categoria, vero Marino?! La notte incalza come una bufera di lampi e tuoni, con gli sposi poi ripartiamo verso il camper dello sposo, al suo gazebo altro banchetto altra torta, altre musiche e danze, altre foto ma ormai è fatta. Mentre inizia a diluviare la sposa si è cambiata per ballare meglio pare tornata una ragazzina senza l'abito bianco, sorride felice. Ci hanno fatto anche l'onore di fotografare la sua vestizione nel camper celato da una tenda di trina bianca nel pomeriggio, e di una foto di gruppo con gli sposi. Non era affatto scontato ci dice Marino, lui che ha dovuto implorare 4 anni la famiglia prima che gli dessero la loro figlia in sposa. Certe diffidenze sono dure a morire, ma evidentemente gli siamo rimasti simpatici, o forse gli abbiamo fatto un pò pena scalcinati come siamo. In ogni caso ripartiamo per Siena con Sandro abbracciato a tre casse di birra che Marino ha messo nel posto vacante di patrizia ( il cambio mi sembra equo) sfiniti e rintronati, però, lo posso dire? Persino un pò felici, con le facce tonde come la Luna piena che all'improvviso è sorta tra i lampi.