Vite minime (ma vite)

Questa mia tranquillità
mi mette in agitazione.

Daniele Boccardi

Venerdì 25 Luglio, sono qui in macchina diretto a Massa Marittima, in provincia di Grosseto, per una presentazione del mio libro questa sera in osteria. Sì, non è una battuta, questa sera ci sarà una presentazione del libro in osteria, organizzata dal Fondo Boccardi di Massa Marittima, anzi dal Fondo Boccardi presso l’Osteria Pian dei Mucini di Massa, per essere precisi.
Li ho incrociati in rete dopo che hanno organizzato un premio letterario quest’anno, per il decimo anno della morte di Daniele Boccardi, scrittore massetano. In concomitanza del premio è anche uscito un suo libro, Vite Minime, che ho letto, e dal quale è nata la conoscenza, poi proseguita per posta elettronica.
Eccomi qui, alle 20.30, in quest’osteria alle porte di Massa sulla strada per Siena, in piena campagna col suo bel pergolato, con una scritta in evidenza di quelle che aprono il cuore: Osteria dal 1936. Mica male. Appena arrivato mi accolgono Dario, del fondo, e Michele, oste e presidente onorario del fondo medesimo, i quali mi riconoscono dalla stazza, li avevo avvisati…dopo qualche minuto arriva anche Stefano, l’altro organizzatore e fotografo, ci siamo tutti.
Vengo condotto in un agriturismo lì accanto a prendere le chiavi della stanza, e torniamo in osteria, dove nel frattempo si è aggiunto il cognato di Stefano. Qualche minuto e cominciamo a mangiare, ottimi tortelli al ragù, coniglio, agnello, mozzarella di bufala, panna cotta al cioccolato, il tutto innaffiato prima con del buon Chianti, poi con del vinello della zona. Verso la fine della cena arriva anche Luca, un altro simpatizzante del fondo.
Fuori alcuni tavoli di tedeschi gracchiano, probabilmente stanno parlando di quello che è accaduto qualche giorno fa a Strasburgo, la gente non dimentica, almeno quello che non vuole dimenticare.
Cominciamo a fare conoscenza. Dario è laureato con Tabucchi a Siena con una tesi molto particolare dal titolo “Il diavolo in Pessoa”, suonava il basso nei Torcida fino a qualche mese fa, prima dello scioglimento, e proverà a fare dei dottorati, in bocca al lupo che serve sempre. Stefano con la sua barba ha qualche anno in più, è uno di quelli che si è fatto per bene gli anni Settanta, girando l’Europa per vedere cosa stava accadendo, passando da un’occupazione di una scuola portoghese ad un concerto degli Area, accompagnato dalla sua macchina fotografica, che detta i tempi ai suoi giorni e alla sua anima. Ora ha messo su un’Agenzia Fotografica a Siena (256 curve all’andate e 256 al ritorno tutti i giorni, mica cazzi), per ammortizzare almeno le spese delle foto che fa per passione dice lui, ha pubblicato un libro fotografico qualche mese fa (Sliding Doors, da sfogliare con attenzione), due figli grandi in affidamento congiunto con la moglie. Michele, invece, è di San Giovanni Rotondo ed è arrivato qui cinque anni fa dopo varie peregrinazioni, passando per l’occupazione di centri agricoli e per la gestione di pizzerie nella città del Santo, ed ha una compagna specializzata nello smascherare autori che si attribuiscano scritti altrui, per esempio aforismi.
Finita la cena rimaniamo a chiacchierare del più e del meno, ma di gente non se ne vede, fra feste dell’Unità, debutti teatrali ed altro, non è che la gente sia attirata da una discussione di fine luglio sulla pratica forense con un forestiero sconosciuto come me: come rimproverarla? Noi, intanto, discutiamo di tutto, dal nostro ottimo Presidente del Consiglio a Demetrio Stratos, passando per Tabucchi, Baraghini di Stampa Alternativa e i cellulari.
Dopo un po’ arriva una telefonata, è la moglie di Stefano che chiede se qualcuno può andare alla festa ad occuparsi dei libri, trattasi del banchetto che il Fondo Boccardi porta in giro nelle feste della zona per sostenere il progetto e ampliare l’idea. Dario saluta e va a dare una mano, e dopo qualche minuto lo seguiamo in macchina anche noi.
La festa è in un bello spazio molto grande che un tempo era della Società delle Miniere, poi dato al Comune che ci organizza serate e poco altro; alcuni gruppi della zona si esibiscono su un palco, con un centinaio di giovani sotto, ed un avanti e indietro verso una zona non alla luce dei riflettori, chissà se a darsi un bacio o a rollarsi una canna, meglio non indagare.
Nel frattempo i gruppi si susseguono, e raggiungono il loro apice con un gruppo livornese, con il cantante che quasi fra sé e sé dice “Questo microfono dà le scosse, è come fare un pompino ad un elettricista”, a dimostrazione che a Livorno, patria del famoso giornale Il Vernacoliere, sono tutti pazzi, come mi stanno dicendo loro da qualche ora.
Incasso della serata a vender libri del Fondo: zero. Però.
Verso l’una Stefano ci saluta, che domani ha un matrimonio da fotografare, uno che l’ha contattato qualche giorno fa dicendo che il suo fotografo era andato in vacanza e che gli doveva fare questo favore, e noi ci trasferiamo in piazza, la bellissima piazza di Massa Marittima, una delle più belle della Toscana.
Eccoci dunque qui, sugli scalini della piazza a chiacchierare, con Michele che mi spiega come anche nella civile Toscana ne succedano di tutti i colori, e vi siano tre logge massoniche in un paese di diecimila abitanti, nel quale è difficile essere accettati, per questa storia delle mura, che era già uscita fuori a cena: il massetano ha dentro il peso delle mura, mi ripete anche Dario, che ha scritto un pezzo su questo. Forse Daniele ha patito anche questo nella scelta di suicidarsi dieci anni fa, il fatto di un passato così illustre e di un presente così mediocre, più umanamente che altro, in un tessuto sociale nel quale l’inserimento passa per l’adesione ad una delle tre logge massoniche, e stiamo parlando di un comune dove la sinistra alle elezioni avrà il 70 %, qui Silvio B. non c’entra, qui bisogna cambiare le persone alla base, non al vertice.
Dopo ci facciamo due passi, prima verso uno scempio architettonico (una banca moderna tirata su in pieno centro storico), poi verso un affresco sulla fertilità rinvenuto pochi anni fa a trenta metri dal Duomo, e verso le tre ce ne andiamo a dormire, ci salutiamo dandoci appuntamento alla prossima, ormai un varco si è creato e, come ho detto io una volta tanto tempo fa, il problema è incontrarsi la prima volta, il resto prima o poi viene da sé.
Rientro all’agriturismo, fortunatamente riesco ad entrare in stanza, mi butto sul letto e svengo.
La mattina dopo mi alzo con calma, colazione, saluti ai due padroni di casa, due ragazzi giovani che hanno aperto qui da un anno ai quali –dietro richiesta esplicita di lei, come dirle di no con quel sorriso?- regalo anche il libro, sono curiosi di sapere chi hanno ospitato: quando leggeranno capiranno e la prossima volta pretenderanno pagamento anticipato…
A Mezzogiorno, tramite sms, scopro che debbo andare a prendere un amico alla stazione di Follonica per andare a Viareggio, ieri eravamo rimasti ancora sul vago. Ho ancora più di un’ora di tempo, mi dirigo nuovamente verso Massa, Dario mi ha detto che dall’alto c’è un bel panorama tutto da godere. Arrivato quasi in cima al paese, leggo il cartello Cimitero, e quasi per istinto lo seguo. E’ proprio in cima alla collina, dal piazzale lo sguardo arriva lontano; entro dall’ingresso moderno, nella parte nuova, in cerca della tomba di Daniele, una preghiera se la merita, quasi un finale alla Nanni Moretti nell’episodio di Caro Diario in vespa, che si chiude senza parole sul monumento in onore di Pasolini a Ostia.
Giro per il cimitero una mezz’oretta buona, e ne noto alcune particolarità: le tombe sembrano quasi messe in ordine di morte (come idea non sarebbe male, tutti disposti in tombe uguali, in ordine di morte), nella parte nuova dal 1989 in poi, in quella vecchia quelle prima. La parte nuova poi si divide fra le costruzioni di cinta a due piani, con le tombe in altezza a cinque/sei vani, intervallate da notevoli spazi vuoti l’una con l’altra, e quelle in mezzo al terreno. Un’altra cosa che noto subito sono le foto, le hanno quasi tutte le tombe, e molti – come un tal soprannominato Roy e qualcos’altro, ritratto qui di schiena al computer mentre si volta e sorride, morto a 65 anni- hanno messo immagini che ritraggono i morti in momenti della loro vita, non ci sono le solite foto tessera squallide che si mettono di solito, sembra più il book di un fotografo che un cimitero, questo.
Ma Daniele non c’è, non si trova da nessuna parte, eppure dovrebbe essere qui, è morto nel 1993, a meno che non ce l’abbian messo perché si è suicidato, chissà. Nella ricerca trovo anche Eros Penni, un amico loro poeta del quale si è parlato ieri sera, morto di malattia nel 1995, qui immortalato in una foto col suo impermeabile mentre guarda lontano, quasi di sguincio, quasi dicesse che lui non sta lì, ma da tutt’altra parte, che i poeti mica muoiono, al massimo si prendono un po’ riposo che stare lì tutta la vita a scrivere strofe mica è sempre facile, specie se intorno a te la maggior parte degli altri hanno queste mura dentro e le tue parole si fermano lì, infrangendosi e spezzandosi da qualche parte sulle feritoie.
Ma Daniele no, non si trova, vorrei quasi chiedere a qualcuno se non avessi paura che mi prendano per matto, ma chi vuoi che sia stò Boccardi qui…Impiccatosi il giorno di San Valentino a 32 anni, laurea in filosofia della scienza –dopo molte discussioni sul titolo della tesi- con relatore Marcello Pera, attuale Presidente del Senato, scrittore forse a tempo perso ma di sostanza, di certo essere umano, che una mattina ha salutato tutti e tolto il disturbo, visto che molti sembravano non accorgersi della sua presenza su questa terra.
No, Daniele non c’è, chissà dove diavolo l’hanno messo, e penso non sarebbe male ideare un cimitero per tutti coloro che siano poeti e metterli tutti insieme, in un posto dove –finalmente- non ci siano mura, almeno lì, perché almeno nella morte si sia in qualche modo riconosciuti come tali, quando forse non serve più, se non a quelli che verranno, per dimostrare a tutti che esiste la possibilità che in un qualche momento del nostro passaggio umano, sia pure alla fine di tutto, si venga separati dal resto del branco, che pure non ci ha mai riconosciuto come suoi appartenenti fino in fondo.
Esco, mi faccio il segno della croce –non so nemmeno perché, né per chi-, mi metto in macchina nella campagna assolata, accendo la radio e mi allontano, dal cimitero, da Massa e dalle sue mura, vado verso il mare di Follonica, dove la gente si sta godendo questo sabato di fine Luglio facendosi il suo bagnetto, imprecando contro il caldo, il traffico, i prezzi, la sabbia che scotta, il vicino d’ombrellone che rompe, il mare non troppo limpido, il bambino che tira la palla, il parcheggio che non si trova, lo schienale della macchina bollente al ritorno.
Tutto come al solito, in fondo.
Questa mia tranquillità mi mette davvero in agitazione.

Alessandro Tozzi