Fabrizio Mallarino
POTERE

Jacob entra nell’ampio studio del suo signore a mezzogiorno in punto.
“Sono arrivati, signore. Stanno attendendo in sala d’aspetto . Cosa devo fare?” chiede Jacob al grosso uomo stempiato seduto su una enorme sedia in pelle.
“Falli attendere ancora un po’” dice l’uomo.
“Signore, temo che non abbiano molta pazienza”
“Con me l’avranno. Sono ancora l’uomo più potente del paese, fino a prova contraria” insiste l’uomo.
“Perdoni l’ardire” dice l’ometto vestito di nero al suo padrone” ma forse la prova è arrivata. “. Il grosso uomo tace e fissa Jacob. E’ il suo maggiordomo e uomo di fiducia da quasi vent’anni, da quando le elezioni gli hanno affidato il potere. Sempre vestito alla stessa maniera , pensa il grosso uomo, giacca nera, pantaloni neri, camicia grigia, farfallino nero. Strano tipo . Funereo. Forse quello giusto per me. Sì, è sempre stato quello giusto.
I pensieri dell’uomo potente sono affrettati, come rapidi flash semiallucinati. Il mondo è diventato più grande di quello che gli sembrava fino al giorno prima.
“Perchè tutto questo, Jacob? “ chiede lui alsuo fedele servitore.
“Forse non sono la persona più adatta per risponderle” dice lui
“Bè, anche tu sei un elettore. Hai votato, giusto?”
“Sì signore, ho sempre votato”
“A proposito, non ti ho mai chiesto per chi .”
“Come?”
“Per chi hai votato in tutti questi anni? Andiamo , adesso puoi dirmelo. Tra poco verrò sollevato dal mio incarico”
“Per lei signore, è ovvio”
“Perchè? Ti piacevano i miei programmi?”
“All’inizio sì, signore, aveva promesso tante cose buone. Anche se...” e così dicendo Jacob si interrompe.
“Fammi indovinare “dice il grosso uomo “anche se non ho mantenuto fede a tutti i miei impegni”
“Infatti signore. Ma non gliene faccio una colpa”
“Ah no? e come mai?”
“In una posizione come la sua, si fanno cento promesse, ma solo dieci possono essere mantenute”
“Tu avresti dovuto fare il mio mestiere, Jacob. Forse saresti stato più abile di me”
“Sono solo più cinico, signore. Lei è un idealista”
“Tu dici? Perdio, alla tv ieri mi hanno distrutto: mi hanno fatto apparire come un vero bastardo affamato di potere , non certo un idealista”
“Io parlavo dell’uomo, signore, non del politico”
“Per te sono due entità distinte? Questo non me l’avevi mai detto”
“Non le ho detto molte cose signore. Non era il mio compito. Il mio compito è sempre stato quello di servirla. Come maggiordomo , oppure come autista. Anche come sondaggista. Si ricorda le elezioni dell’ottantaquattro?”
“Grandiose. Le più belle di tutta la mia vita. L’opposizione non ha fatto praticamente nulla . Che idioti: hanno pianificato una campagna elettorale basata sull’odio nei miei confronti: mi volevano mandare a casa, e non si sono accorti che si stavano chiudendo loro, in casa. E con doppia mandata per giunta. Del resto viviamo in un paese dove chi urla è condannato inevitabilmente alla sconfitta.”
“Già, io nostri migliori politici dal dopoguerra a oggi erano dei sussurratori”
“Dei preti”
“Non solo, signore. Anche laici. Combattenti che al momento giusto hanno saputo tacere o sussurrare. Gli urlatori riuscivano al massimo a occupare qualche poltrona innocua. Ogni tanto tiravano delle sberle saltando i banchi, ma il popolo li sconfiggeva in continuazione”
“Ah, bei tempi, quelli. Ora la moda è cambiata”
“Ma il potere è sempre lo stesso. Gli uomini sono cambiati. Il potere è lo stesso di prima. Quelli che prenderanno il suo posto saranno uguali a lei. Faranno tante promesse : alcune le manterranno, altre no”
“Perchè dobbiamo mentire, Jacob?, intendo per avere il potere, perchè la menzogna sta alla base del potere? ”
“Veramente, signore, non so se sono la persona più adatta a rispondere”
“Dai, puoi farlo benissimo. Intanto, mentre ci pensi, prendi il cognac e versamene un bicchiere. Uno anche a te”
“A me signore? La ringrazio, è la prima volta”
“Eh Eh...ora hai davanti l’uomo non il politico”
“Già” dice Jacob sorridendo. L’omino apre l’antina di un mobile antico e ne tira fuori una bottiglia costosa. Riempie due piccoli calici e ne offre no al signore grosso. Alza il calice in segno di brindisi” A noi signore. Sa, pensavo...Non è che per il potere si debba mentire...Si deve promettere, per il potere”
“E non è la stessa cosa?”
“Secondo me no. Non nel suo caso almeno. Io
l’ho vista lavorare, discutere con gli uomini più potenti della terra, e mi è sempre sembrato sicuro di quel che faceva, delle promesse che elargiva”
“In effetti... è strano. Ho promesso molte cose, sapendo dentro di me che non si potevano realizzare a breve termine, e per breve termine intendo durante i miei mandati, eppure...era come se il potere stesso che esercitavo mi garantisse la possibilità di peseguire i risultati che mi ero prefissato”
“E l’ha fatto, signore. Li ha perseguiti”
“Ma non li ho realizzati, Jacob. Li ho promessi, ma non li ho realizzati. Non tutti almeno. Molto pochi, a dire il vero. E’ stata questa la mia rovina. Il potere mi ha dato l’illusione di poter ottenere tutto ciò che volevo per il mio paese, ma era un inganno, un abbaglio. E ora che mene rendo conto, sono troppo vecchio per rimediare. E’ troppo tardi: mi linceranno, Jacob. Mi sputeranno addosso, mi urleranno ladro e assassino...E chissà cos’altro. Ma io lavoravo per il mio paese, Jacob. Se il sistema è corrotto e sbagliato, non è colpa mia”
“Su questo mi sento di dissentire , signore. Il potere è la sola forza ad avere la possibilità di cambiare le cose, signore. Proprio in quanto potere. Il fatto è che cambiando le cose avrebbe perduto di mira i suoi obbiettivi, le sue promesse. Non ne avrebbe più realizzata nessuna. Invece in questo modo ha sacrificato la morale comune per il bene del paese”
“Ti rendi conto che mia hai indicato contemporaneamente come un corruttore dei costumi morali e un eroe nazionale?”
“Non è sempre stato così nel nostro paese?”
“Non cinquanta anni fa”
“Era appena finita una guerra. Il paese andava ricostruito. La catarsi morale si era forzatamente accompagnata a quella ideologica”
“Dì, ma dove hai studiato?”
“Alla Sorbona, signore. Non lo sapeva? Mi offende”
“Ti chiedo scusa, Jacob, ma da te mi sono sempre aspettato la fedeltà prima ancora dell’efficienza. “
“Bè, signore... dopo tutto è giusto che sia così”
“E l’hai accettato?”
“Mi conveniva, signore. Non dimentichi che sono più cinico di lei. “
“Ma perchè non hai fatto, che so, l’ambasciatore , il professore...Perchè hai voluto essere l’ ”uomo di fiducia” ?”
“Perchè è affascinante che il potere sia fiducioso in te, signore. No, questo non può capirlo. LEI è il potere, signore, e non può capire”
“Infatti non capisco. Ma non è una cosa importante, dopotutto. “
I due uomini bevono in silenzio per un minuto o due. Poi il cellulare di Jacob si mette a squillare come una cicala impazzita.
“No, il signore non è ancora pronto. Ancora un dieci minuti, per favore. Ecco, sì...grazie”. Jacob riattacca.
“Sono impazienti, lì fuori?”
“Purtroppo sì, signore. La sua vittoria è stata lunga. Vent’anni. Ora la sua fine deve per forza esser breve. Il taglio col passato , nella coscienza di un popolo, deve esser più veloce possibile”
“Sarà cruento? Tu cosa dici?”
“No. La faranno dimettere e basta. Le sue dimissioni saranno più che sufficienti”
“Io non credo”
“Io dico di sì. Di fini giuste e cruenti ne abbiamo già avute troppe. Ora è tempo di una fine giusta ma incruenta. Le parole saranno forse un po’ pesanti, ma non durerà più di un mese”
“Mi stai dicendo che è giusto che mi facciano dimettere dal mio posto? E insultando tutto il lavoro di una vita?” chede il grosso uomo con occhi increduli.
“L’insulto dovrebbe essere poco importante per lei, signore. E.. sì, secondo me è giusto che si ritiri. Ha fatto il suo tempo”
“Ma crist, Jacob. Questo non me l’aspettavo da te. “
“Mi perdoni signore, forse sono stato troppo diretto, ma non è sulla fiducia reciproca, sull’onestà dell’uno verso l’altro che si è sempre basato il nostro lavoro, il nostro - mi permetta - rapporto?”
“Sì, Jacob, hai ragione. Ma credevo che fossi dalla mia parte”
“Io sarò sempre dalla sua parte signore. Ma l’inevitabilità non può essere scongiurata con una frase buona da parte mia. Lei è il potere , signore, non se lo dimentichi, e il potere è come un’onda del mare che riduce a brandelli lo scoglio contro cui si va a infrangere. Ma prima o poi la bassa marea arriva per tutti”
“Adesso fai anche il poeta Dimmi qualcosa di più concreto, perdio. Non è che usando metafore tu mi stai dando una mano a capire il perchè della mia fine. Oddio, il perchè lo so, non ho più mantenuto fede ai miei propositi...”
“Vede? E’ la bassa marea”
“E basta con questa bassa marea ! Cosa diavolo stai dicendo?” strilla il grosso uomo, visibilmente stressato e rosso in viso”
“Ma signore, non so come altro esprimermi. Il potere è intangibile ma presente. E il declino del potere stesso non può che essere anch’esso intangibile, trasparente. Per questo uso le metafore: devo colorare la sua sconfitta per fargliela vedere”
“Sei spietato, Jacob, lo sai?”
“Sono solo sincero”
“Io invece sono sempre stato così accomodante...E’ per questo che io sono il potere e tu il servo”
“Esatto signore. Vedo che ha capito. Il silenzio, l’invisibilità, la scelta tacita di fronte al clamore delle parole. Questo è il potere. Il potere non è un’arma, non è uno strumento. E’ un’entità fine a se stessa, che usa le buone ragioni e gli uomini che se ne fanno portavoce per continuare a esserci. Non esiste il buon potere e il cattivo potere. Esiste solo il potere in quanto tale”
“Non mi dirai che il potere di Hitler è uguale al potere di ...che ne so...De Gaulle”
“Invece sì . Vede signore, io non sto parlando del potere in quanto scelta , decisione. Liberare la Francia, sterminare milioni di ebrei o deportare altrettanti esseri umani nei gulag sono decisioni, prese di posizioni. Questi sono gli uomini a farlo. Ma il potere è un altra cosa: non è decidere, e nemmeno fare delle scelte. E’ lo stadio che precede la decisione: è la POSSIBILITA’ di decidere. A nome proprio e di tutti contemporaneamente. Per questo è assoluto. Per questo lei sarà cacciato tra non molto. Il potere ha avuto la possibilità di decidere di cacciarla.”
“Ma hai detto prima che io sono il potere”
“Mi sono espresso male. Lei ne è solo la rappresentazione, la manifestazione, diciamo così, organica. Ora il potere avrà preso qualcun altro. E lei è divenuto un guscio vuoto”
“Che tristezza...Cos’è stata la mia vita allora? Una metafora?
“In un certo senso sì, signore: la metafora del potere. E guardi che non è una cattiva cosa: la sua vita, la sua opera, verrà ricordata a lungo. Presto si dimenticheranno gli errori, e i libri di storia la citeranno solamente per le scelte buone che lei ha fatto. Ora, signore, se fossi in lei...beh... mi dimetterei immediatamente. Guardi, ho già qui la pratica”
“Ma come...perchè non me l’hai detto prima? Che stai tramando?”
“Faccio solo ciò che è giusto fare, signore. Se firmerà, diventerà uno sconfitto per un po’ di tempo, e un martire della democrazia per la storia. Del resto, lei ha sempre governato in modo democratico. Con la sua firma, lei se ne potrà andare da questa stanza da uomo libero.”
“Anche volendo tentare un colpo di mano, nessuno mi seguirebbe”
“Appunto, signore. Credo sai meglio per tutti”
“Tu resterai, vero? “
“Certo, signore, io devo continuare a servire. “
“Lo immaginavo. L’avevo capito”
“”Voglio che sappia che non la dimenticherò, signore”
“Lo so Jacob. Lo so”
Il piccolo uomo offre una penna d’oro all’uomo più grosso e lo fa firmare.
I due si guardano per un lungo momento, poi si stringono la mano. “Addio, signore. Fuori non c’è più nessuno ad attenderla. Anche i giornalisti se ne sono andati. Li abbiamo deviati verso un’altra ala del palazzo. Una macchina la scorterà fino a casa”
“Grazie Jacob. Addio”
Il grosso uomo si volta a guardare per l' ultima volta quello che è stato il suo studio e un po’ la sua casa. Poi , mentre si allontana, la porta si richiude silenziosamente dietro di lui.