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La
vita agra di un ragazzo insoddisfatto, da Il Giornale,
8/11/2003
Oggi esser giovani non è più soltanto un vantaggio
(più bellezza, più salute, più voglia
di vivere), ma anche, anzi soprattutto, una qualità.
Esser giovane aumenta le probabilità di assunzione.
Se sei giovane hai ragione qualsiasi cosa tu dica perché
i giovani sono i clienti di oggi e di domani, gli elettori
di oggi e di domani, i figli di oggi e i genitori di domani.
Esser giovane, insomma, è un conto in banca con gli
anni al posto dei soldi (senza badar troppo al fatto che i
tassi d'interesse sono ormai prossimi allo zero per cento...).
Per questo i giovani di oggi appaiono, a chi giovanissimo
non è più, troppo spesso appesantiti dalla loro
gioventù. Ammaliati dal canto di mille sirene, raramente
conservano la forza, e la voglia, di ascoltarsi.
Daniele Boccardi, morto giovane - e per di più suicida
- a trentadue anni, nel 1993, ha trascorso invece tutta la
vita ad ascoltarsi. Cioè a registrare i suoni provenienti
dall'esterno e a filtrarli, distillarli, con l'alambicco del
Sé per versarli sulla pagina, scrivendo. Con la parola,
il mezzo espressivo più plastico e sfuggente, si è
misurato fin dai tempi del liceo, scegliendo il genere giovane
ed esplosivo per eccellenza, la poesia, e quello maggiormente
poliedrico, il racconto. Ma anche l'icasticità dell'aforisma,
dell'abbozzo di trama, dello spunto che non si ha avuto il
tempo di sviluppare, del pensiero nudo e crudo, restituiscono
molto bene il suo sentire ironico, disilluso, profondo ma
non per questo necessariamente triste e negativo.
La raccolta di scritti Confidenza con la notte, curata nel
'94 da Attilio Lolini per l'editrice senese Protagon, rappresenta
il meglio della produzione poetica e speculativa di Boccardi
(che si laureò in filosofia a Pisa con una tesi dal
titolo Per una filosofia della scienza sperimentale, relatore
Marcello Pera) mentre la sua vena narrativa emerge in Racconti
di paglia e Vite minime, pubblicate da Stampa Alternativa
nel 2000 e quest'anno (della seconda raccolta è annunciata
una ristampa).
Daniele era nato a Grosseto il 23 novembre 1961, si era trasferito
con la famiglia sin da piccolo a Massa Marittima, amava la
musica e molte altre cose. Si uccise il 14 febbraio del '93.
A Massa Marittima, sua patria, se quelli come lui potranno
mai avere una patria, c'è l'osteria Pian di Mucini.
Lì si tengono le riunioni del Fondo Boccardi (www.fondoboccardi.it;
tel. 0566915012), l'associazione culturale nata nel febbraio
2002. In queste pagine presentiamo un racconto inedito di
Daniele. Lo scrisse sedicenne, ai tempi del liceo scientifico.
Il racconto non ha titolo. In fondo, la sigla «db77
(giallo dani)».
Lavoro culturale

Luciano Bianciardi,
maremmano come Daniele Boccardi e, come lui, intellettuale
assolutamente inorganico a tutto tranne che al proprio intelletto
e alla propria sensibilità. L'accostamento fra i due
non è proprio fuori luogo.
Figli della provincia, entrambi seppero far fruttare la propria
«eccentricità» nel cogliere gli aspetti
salienti di una società «matrigna» di ogni
individuo.
Daniele Abbiati
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