| A quando
gli egualmente scrittori?
E così se ne è
andata anche la Quinta Edizione del Festival di Stampa Alternativa
a Pitigliano. Orchestrati dal gran maestro Marcello sono sfilati
nei tre giorni di kermesse toscana facce nuove (Marco Salvia,
i Noinatimale), facce vecchie (Luciana Bellini, Ettore Bianciardi,
Enrico Baraldi), facce prestigiose (John Sinclair), oltre
a vecchi e nuovi collaboratori di Baraghini, come Alberto
Prunetti, Irene Blundo e Corrado Barontini.
Il Festival è andato
bene, come sottolinea uno stanchissimo Marcello sul sito di
Stampa Alternativa, parlando di 200 o 300 persone che hanno
assistito ai tanti eventi, oltre a ben 13 libri nuovi, pubblicati
per l'occasione. Rimane sempre una occasione fantastica per
incontrare vecchi amici, per trovarne magari di nuovi, per
immergersi per qualche ora in un paesaggio da sogno, magari
assaggiando la zuppa di Luciana che risolleva il morale e
cura gli affanni. Certo si affrontano temi magari dimenticati
da altre grandi realtà, come la psichiatria, si incontra
un certo modo di intendere la Maremma, si ascolta un sopravvissuto
agli anni Sessanta come John Sinclair; è fantastico
vedere Ettore Bianciardi, con la maglietta fatta apposta da
lui per l'occasione, che vende ad un centesimo dei libricini
(anzi, ve li dà, dicendo che poi lo pagherete, quando
e se avrete venduto i libri, fa niente se si tratta di due
euro), chiamati bianciardini, cercando di propagandare l'opera
di suo padre, e la cultura in generale; apre sempre il cuore
sentire Luciana raccontare della sua terra (stavolta è
stata la volta del billo, un'oca che sembrava umana, e che
lei non ha avuto il cuore di uccidere per mangiare, lo ha
fatto per lei una volpe): il bilancio alla fine è sempre
positivo, senza dubbio.
I dubbi, semmai, riguardano
altri aspetti, e cioè la visione generale del Festival,
della letteratura e, forse, della vita intera che si intravede
ogni tanto sotto il cielo azzurro di Pitigliano, fra una zuppa
toscana e un buon bicchier di vino. Perché considerare
quelli che sono venuti qui come ospiti degli scrittori "diversi"?
Solo perché hanno pubblicato per Stampa Alternativa?
O perché sono intrinsecamente diversi? Perché,
mi chiedo, non aprire il Festival anche agli scrittori delle
altre case editrici, per un confronto che non può che
essere positivo? Senza inseguire Mantova o altri Festival
ricchi e prestigiosi, non ci piove. Ma cercando di sdoganare
Pitigliano dall'essere "sempre e comunque" contro,
come se esserlo possa costituire un valore di per sé:
esistono migliaia di scrittori validi, e di libri immortali,
mai pubblicati da Stampa Alternativa, non dimentichiamolo.
E se ormai la strada tende
troppo spesso alle furbette Melisse P, è vero che un
libro di valore rimane tale anche in tempi bui come i nostri:
perché non importare libri e, magari, cercare di esportare
i talenti della scuderia di Baraghini, invece di limitarli
in questo steccato, magari provincialmente orgoglioso, ma
pur sempre molto stretto per gente che ha molte cose da dire
anche fuori dal Magazzino di Marcello?
Meglio 300 spettatori che
migliaia, l'importante è che siano buoni mi va bene
(anche pensando che io sono fra questi, ovviamente.). Mi convince
meno l'evitare il confronto con i colleghi più illustri,
editori e scrittori (sempre che vengano, naturalmente), magari
con altri modi di pensare, e/o con discussioni e convegni
a livello internazionale: se a Mantova viene Jonathan Coe,
che sarà anche pubblicato e distribuito da Feltrinelli,
ma hascritto alcuni libri davvero notevoli, perché
insistere a sparare sul restodel mondo?
Tanto qui sempre 300 saremo,
anche negli anni bui, come alle Termopili.
Quindi, caro Marcello, l'invito
per l'anno prossimo estendilo anche ad autori "egualmente
diversi", fai in modo che anche loro sorridano vedendo
le facce di Ettore, e ascoltino incantati Luciana che parla
dei suoi animali come fossero parenti, e tu che te la prendi
con la Fondazione Bianciardi, mettendo il solito vecchio disco,
che a volte sembra rotto, ma che ci strappa ancora un sorriso
o una smorfia di indignazione, a seconda dei momenti.
Che il sesto Festival possa
passare alla storia baraghiniana come quello delle "voci
degli altri": ecco l'augurio per il 2008. Sperando che
nel frattempo i nostri "diversamente scrittori"
continuino a mandare avanti la baracca, che serve sempre qualcuno
da contrapporre ai barbari invasori.
Alessandro Tozzi
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