Festival di Pitigliano, 2007

Tra controculture e culture contadine, con l'ospite John Sinclair (ex manager della band rock MC5, ex White Panther Party, oggi deejay, poeta e performer musicale) e una scorribanda di vecchi compagni di strada, tra cui l'inossidabile scrittrice maremmana Luciana Bellini. Lo sfondo: lo sperone di tufo su cui si appoggia Pitigliano e la vecchia scuola dell'Elmo riconvertita in circolino, in piena campagna.
Purtroppo quest'anno ho visto solo mezzo festival, perché gli impegni mi spingevano altrove. Rimane il ricordo di una notte di convivialità splendida e farneticante, un gruppo di rovesciati rimasti a guardare le stelle assieme all'ex (sedicente) primo ministro delle Pantere Bianche, che mi ha proclamato suo word-master (signore della parola: per i profani, sono il suo traduttore italiano) prima di collassare su un tavolino di formica dell'Arci. L'occasione per incontrare amici vecchi e nuovi, come Vito Laterza, appena tornato dallo Swaziland, rimbalzato a Londra e venuto a calcare il suolo vulcanico di Pitigliano, con novità sull'antropologo David Graber, esule negli UK dopo esser stato licenziato da Yale per un libro che ho tradotto qualche tempo fa.
Insomma, una notte di raccordo di storie e vite diverse, di complicità che si rinsaldano in questo meraviglioso baraccone messo in piedi da Marcello Baraghini, e che si ripresenta d'incanto ogni anno.
Forse c'è bisogno di rivedere qualcosa. Dai primi anni il pubblico si è ristretto agli afecionados. La proposta del Tozzi, di includere il festival anche ad autori di altre case editrici, forse può rilanciare l'astronave dei pirati di Pitigliano verso nuove territori. Sempre ovviamente che i nuovi ospiti siano disposti a dimenticarsi librerie e biblioteche per perdersi in una Maremma che non ci parla di vini doc e memorie di butteri. Che assomiglia a un fumetto di Crumb, almeno per una notte.

Alberto Prunetti