Vivace Diario - Un autore da riscoprire postumo, da "Il Diario", 6-12 giugno 2003

Siamo in Toscana, tra Grosseto e Massa Marittima, probabilmente negli anni Ottanta; anche se non hanno un'importanza specifica né i luoghi né il tempo. Anzi, a voler essere precisi, è come se i racconti - raccolti postumi assieme a fiabe e poesie - fossero più vicini, non tanto per stile o ambientazione, ma per i personaggi che si incontrano, alla Torino perbene o alla Liguria estiva di Guido Gozzano. Un bel po' di anni separano i due autori eppure è come se la vita della città di inizio Novecento fosse rimasta pressoché intatta nella provincia della fine del secolo scorso, con la famiglia molto presente (i genitori, certo, ma anche i parenti e in particolar modo le zie, quelle non sposate con le loro case accoglienti), la scuola con le professoresse, e figure come il parroco che ancora esercitano un parere vincolante nella vita laica di un giovanotto sospeso per una settimana per aver espresso irrpetibli opinioni sulla religione.
C'è, inoltre, uno stato d'animo da «giovane sentimentale e romantico» (così si descriveva Gozzano prima di confessare che fingeva d'essere quello che non era) che emerge forte nei racconti d'amore in cui Boccardi presenta donne e fanciulle alle quali il protagonista via via si lega. Il viaggio in treno per riabbracciare Silvia - ricoverata per accertamenti in un centro a due passi dal mare - è pieno di colori, vivace e poi si spegne in una solitudine che spezza il fiato quando il ragazzo di fronte a due richieste ben precise della fidanzata replica facendo «la cosa più semplice» e non «quella più giusta»: torna sui suoi passi lasciandola lì da sola. Anche un certo interesse per l'entomologia avvicina Boccardi a Gozzano: non si tratta di catalogazione e studi di colorate farfalle conservate sotto vetro, bensì di allevamento e comunicazione (sì, proprio comunicazione) con un esemplare di Palomena prasina, un parassita della famiglia dei Pentatomidi della specie Emitteri Eterotteri che, a capo di un folto gruppo proveniente dal continente euro-asiatico, è giunto in Italia, suo malgrado, per rivendicare uno spazio vitale che non sia necessariamente le more dei gelsi e dei rovi o le giovani nocciole.
I racconti si susseguono come fogli di diario di questo lembo di Toscana in cui riecheggiano il mondo dei butteri e i ricordi dei nonni antifascisti; la scrittura è attenta, venata di ironia e a tratti di un po' di amarezza, ma non perde mai quel ritmo incalzante che finisce per contraddistinguerla, particolarmente nei «gialli» che vedono protagonisti un rappresentante di una ditta di olii alle prese con una valigetta zeppa di banconote ritrovata vicino a un cadavere, e un giornalista e un carabiniere che decidono nel tempo libero di indagare su un delitto irrisolto avvenuto due anni prima in un paese tranquillo... come ce ne sono ancora tanti nell'Italia di oggi.

Goffredo De Pascale