| Il paese dei conformisti: una domanda
sul caso di Federico Aldrovandi
C'è almeno una domanda
sul caso di Federico Aldrovandi che non è possibile
non porsi. Sul suo caso c'è almeno un sito ed un blog,
quindi non vale la pena dilungarsi sui dettagli. Federico,
un diciottenne incensurato, forse (e sottolineo forse) è
stato massacrato di botte da quattro poliziotti la notte del
25 settembre 2005 a Ferrara. La versione ufficiale parla di
malore. Chi scrive ha passato a Ferrara praticamente tutte
le due settimane successive alla morte di Federico. Ha parlato
con centinaia di ferraresi e nessuno gli ha mai parlato di
Aldrovandi. Come mai?
Vent'anni fa poteva un "Federico
X" morire nelle circostanze perlomeno dubbie nelle quali
è morto Aldrovandi senza suscitare praticamente alcuna
reazione? C'è stata in questo paese una civilizzazione
dei conflitti così radicale che di fronte ad una foto
come quella che mostra Aldrovandi nell'obitorio, tutti aspettano
serenamente il giudizio dei giudici? Vent'anni fa la morte
di Federico Aldovrandi sarebbe stata un caso nazionale. Oggi
al massimo... si mormora.
Vent'anni fa, trent'anni
fa, ci sarebbe stato un partito preso corrispondente al 20,
30, 40% dell'opinione pubblica che (magari a torto) avrebbe
irriducibilmente e indefettibilmente creduto alla versione
dell'omicidio da parte della polizia. A ragione o a torto,
non importa. Indipendentemente dai fatti, ci sarebbe stato
un forte partito colpevolista (della polizia) speculare ad
un'altrettanto forte partito innocentista. Eppure del caso
se n'è parlato, perfino su Rai3, nella trasmissione
Chi l'ha visto.
Oggi il partito "colpevolista
a prescindere" si è così infinitamente
ridotto da far pensare che forse non esista più. Forse
è perfino un bene, forse no. Ma è senz'altro
sorprendente. Se questo partito esistesse ancora il caso di
Federico sarebbe comunque un caso nazionale, un nuovo caso
Pinelli, già che per fortuna in questo paese non è
così comune morire ammazzati di botte in un commissariato
di polizia. Ma, ed è francamente sorprendente, non
c'è un solo politico che abbia strumentalmente interesse
in questa campagna elettorale a fare del caso di Aldrovandi
un caso nazionale? E' un tema che fa perdere voti evidentemente,
laddove vent'anni fa forse ne faceva guadagnare.
Se questo partito colpevolista
esiste ancora -ed è naturale che esista, per quanto
ridotto- dunque ha scelto di non gridare, si scambia informazioni
sotto voce, al telefono, nelle mailing list in Internet. Ma
non esce allo scoperto, non fa proseliti. Si scandalizza ma
non è particolarmente preoccupato. O forse è
così preoccupato proprio dalla prospettiva di manifestarsi?
Perché? E' così scomodo dire che si teme che
un ragazzo sia stato ammazzato dalla polizia? E' così
scandaloso pensarlo nell'Italia del 2006? E Bertold Brecht?
Sono venuti a prendere Federico e non ho fatto nulla... o
non ci credono più?
E' possibile che in questo
paese che ha una memoria irriducibilmente divisa su mille
cose, il fascismo, la resistenza... in pochi anni si sia arrivati
ad avere un'opinione pubblica così omogeneizzata da
non dividersi neanche strumentalmente sul caso di un ragazzo
forse massacrato di botte dalla polizia? Quattro cazzoni possono
gridare "10-100-1000 Nassiriya" ma non è
possibile un dibattito nel paese sul diritto alla resistenza
di un popolo invaso? E se qualcuno mette sul tappeto tale
dibattito anche il 99% di quegli italiani che pensano che
esista un diritto alla resistenza, pensano che comunque questo
non sia il momento di parlarne? Forse questi stessi italiani
pensano anche che ora non sia il caso di parlare di Federico?
Se non ora, in campagna elettorale, quando? Quel qualcuno,
Marco Ferrando, viene dichiarato indegno di essere candidato
alle politiche, bruciato sulla pira ed equiparato alla peggiore
destra neofascista, ai Tilgher, ai Fiore? I nostri estremisti
sono uguali ai loro... ma noi siamo più bravi perché
li escludiamo dalle liste!
Com'è arrivato questo
paese dall'unanimismo (apparente) delle marce pacifiste di
tre anni fa, quando il 90% si dichiarava contro la guerra,
all'unanimismo (apparente?) sui caduti di Nassiriya? Tre anni
fa la più impopolare delle guerre sembrava essere un
grimaldello con il quale sconfiggere le destre. Due anni fa
Zapatero vinse le elezioni in Spagna e tenne fede ai patti
ritirandosi immediatamente dall'Iraq. Pochi mesi dopo, prima
a sinistra che a destra, il termine "zapaterismo"
divenne una clava -un sinonimo di irrealismo politico- con
la quale offendere l'avversario, soprattutto all'interno della
coalizione di centro sinistra. Oggi, con una situazione sul
campo ogni giorno più grave in Iraq, siamo arrivati
all'Union sacrée per la quale della guerra, dell'Iraq
NON si deve parlare.
La polizia, i carabinieri,
l'esercito, perfino i servizi segreti oramai godono di una
buona stampa uniforme in questo paese. Non esiste un solo
partito politico disposto a criticarli come non c'è
praticamente nessuno -le eccezioni sono minime- disposto a
difendere la magistratura. Eravamo tutti per Mani pulite...
da giovani! Forse la meritano davvero, questa buona stampa,
i carabinieri, i nostri soldati che a Nassiriya si dicono
"Annichiliscilo!" ridendo, mentre sparano ad un
abitante di un paese invaso. Anche questo -un frammento mandato
in onda dalla RAI- è inopportuno da ricordare, no?
Ma è possibile che tale buona stampa sia così
unanime? Strano paese. Come si è arrivati in così
poco tempo da un conflitto sociale che sembrava irriducibile
a questo conformismo assordante?
Forse davvero Federico
è morto per un malore. Ma nel paese del "malore
attivo" di Pinelli stride che il suo caso non strida
a nessuno. Anche solo per partito preso.
Gennaro Carotenuto
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