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Da "Il banco di lettura", 26/2003
La vicenda esistenziale e culturale di Daniele
Boccardi (1961-1993) è una di quelle che costituiscono
un "caso" di autentica, dilacerante complessità:
di quelle che uniscono Boccardi alle esistenze bruciatesi,
pur con modi diversi ma con strazio identico, prima dei tempo:
a quella di Carlo Michelstaedter per la tensione filosofica,
a quella di Srecko Kosovel o di Vincenzo M. Rippo per l'afflato
Poetico.
Daniele Bocardi, nato a Grosseto il 23 novembre 1961, si è
tolto la vita il 14 febbraío del 1993. Si era laureato
a Pisa nel 1990 con una tesi intitolata "Per una filosifia
della scienza sperimentale. La controversia Pasteur-Pouchet
sulla generazione spontanea", pubblicata nel 1993 (Pisa,
ETS). Come Michelstaedter, Boccardi dimostra una originale
profondìtà di riflessione filosofica che si
compendia in un drammatico riconoscimento della sostanziale
inautenticità della vita, sulla scorta di coerenti,
lucide e rigorose argomentazioni etico-filosofiche. Di notevole
spessore anche l'espressione poetica di Boccardi testimoniata
dai testi usciti postumi e raccolti nel volume Confidenza
con la notte (1994, Siena, Protagon) che sono "un canto
- ha scritto Antonio Prete - che scarta la melodia dell'elegiaco
per mostrare le dissonanze acute dell'esistenza". E di
quest'anno l'uscita di una raccolta di racconti, fiabe, poesie
e aforismi di Boccardi, Vite minime. Scritti diseducativi
(2003, Viterbo, Stampa alternativa), doveroso tributo alla
stia vita e al suo talento letterario oltre che testimonianza
probante della originalità della sua scrittura in prosa
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